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ITALIA - Cassazione n. 44902/2012 ("lasciare il cane in auto è REATO")

(Sentenza della Corte di Cassazione n. 44902 del 16 novembre 2012).

ItaliaLa Cassazione ha respinto il ricorso di una donna condannata a suo tempo per il reato sancito dall' art. 727 CP, dopo aver lasciato durante una giornata molto calda il proprio cane chiuso in auto e coi finestrini chiusi. Detenzione incompatibile con la natura dell'animale, causa per lui di sofferenze fisiche ed anche morali.
NOTA: Lasciare animali in automobile può dar luogo anche al reato di maltrattamento di animali (art. 544ter CP) , opure all'uccisione di animali (art. 544bis CP), tramite omissione.

SENTENZA

Ritenuto in fatto

1. Deducendo illogicità e apparenza della motivazione, M.T.G. ricorre per la cassazione della sentenza 12.4.2011 con cui il Tribunale di Torre Annunziata - sez. Distaccata dl Sorrento l'aveva condannata alla pena di €. 1,000,00 di ammenda ritenendola responsabile del reato di cui all'art. 727 cp per avere lasciato il proprio cane rinchiuso in auto.
Rileva la ricorrente che il giudice non aveva valutato le risultanze processuali e gli elementi su cui si fondava la richiesta assolutoria, attesa l'insussistenza di qualsiasi fatto penalmente rilevante.

Considerato in diritto

2. Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza.
La giurisprudenza di questa Corte ha affermato costantemente che il controllo del giudice di legittimità sul vizi della motivazione attiene pur sempre alla coerenza strutturate della decisione di cui si saggia la oggettiva tenuta sotto il profilo logico argomentativo, restando preclusa la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione e l'autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti (cass. sez. terza 19.3.2009 n. 12110; cass. 6.6.06 n. 23528).
Si è altresì affermato che nell'ipotesi di ricorso per mancanza o manifesta illogicità della motivazione, il sindacato in sede di legittimità è limitato alla sola verifica della sussistenza dell'esposizione dei fatti probatori e dei criteri adottati al fine di apprezzarne la rilevanza giuridica nonché della congruità logica del ragionamento sviluppato nel testo del provvedimento impugnato rispetto alle decisioni conclusive. Ne consegue che resta esclusa la possibilità di sindacare le scelte compiute dal giudice in ordine alla rilevanza ed attendibilità delle fonti di prova, a meno che le stesse non siano il frutto di affermazioni apodittiche o illogiche (cfr. cass. sez. terza 12.10.2007 n. 40542).
Nel caso in esame, il giudice di merito ha esposto in maniera assolutamente coerente il proprio percorso argomentativo a sostegno della decisione di condanna dell'imputata per il reato di maltrattamento di animali laddove ha richiamato la deposizione del Vigile Urbano e del Veterinario intervenuti nell'immediatezza del fatto, i quali hanno confermato la circostanza dell'abbandono dell'animale in auto con i finestrini chiusi, in una giornata soleggiata e con temperatura particolarmente elevata, con la precisazione - fatta dal veterinario - che un tale comportamento è assolutamente incompatibile con le natura dell'animale potendo provocargli paura e sofferenza e che gli escrementi rinvenuti nell'auto potevano essere state provocate dallo stato di ansia e paura.
Le critiche dell'imputata, a parte l'estrema genericità della formulazione (assolutamente priva di specifici riferimenti ai punti della motivazione oggetto di censura), denotano in realtà l'intento di ottenere una diversa valutazione delle circostanze di fatto e del materiale probatorio, cioè un inammissibile sindacato nel merito.
Non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sentenza 13.6.2000 n. 186), alla condanna della parte ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p. nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché della somma di € 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.