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ITALIA - Cassazione n. 21744/2005 ("Reato trasportare cani in bagagliaio auto")

italia(Sentenza della Cassazione, III° sez. Penale n. 21744 del 9 giugno 2005).

Costituisce reato di maltrattamento trasportare cani all’interno del bagagliaio di un’autovettura.

SENTENZA

Sul ricorso proposto dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Orvieto avverso la sentenza n. 205/2003 del 16/4-31/5/2004, pronunciata dal Tribunale di Orvieto, in composizione monocratica, nei confronti di - (...), nato a Arezzo il 28/6/1968, - (...), nato a Umbertide il 6/6/1967, e - (...), nato a Arezzo il 26/7/1966.
Letti gli atti, la sentenza denunciata e il ricorso; Udita in pubblica udienza la relazione fatta dal Consigliere Carlo M. Grillo; Udite le conclusioni del PM, in persona del S. Procuratore generale V. Geraci, con le quali chiede l'annullamento con rinvio dell'impugnata decisione; Udito il difensore, avv. L. Favino, che insiste per il rigetto dello stesso;
La Corte rileva:

Svolgimento del processo e motivi della decisione

Con la sentenza indicata in premessa, il tribunale di Orvieto, in composizione monocratica, assolveva "perché il fatto non costituisce reato" (...), (...) e (...), opponenti a decreto penale, dalla contravvenzione di cui all'articolo 727 C.p., commessa il 28 novembre 2002, per concorso nel maltrattamento di tre cani da caccia, trasportati all'interno del bagabliaio di un'autovettura in violazione della delibera 267/99 della Giunta regionale. Secondo il giudicante, pur sussistendo l'elemento materiale della contravvenzione de qua, peraltro evidenziato dalla perizia d'ufficio, permanevano "perplessità" in ordine all'integrazione dell'elemento soggettivo di essa, per cui s'imponeva l'assoluzione dei prevenuti ex articoli 530, comma 2, C.p.p.. Avverso tale decisione ricorreva il Pm, deducendo violazione ed errata applicazione degli articoli 43, comma 2, e 727 C.p. in relazione all'articolo 606 lettera b) C.p.p., in quanto, trattandosi di contravvenzione, per l'integrazione di essa non è richiesto il dolo, ma è sufficiente una delle condotte colpose descritte dal menzionato articolo 43 C.p.. Con memoria 4 marzo 2005, il difensore degli imputati evidenziava che nel caso in esame non poteva ravvisarsi alcuna colpa dei predetti, neppure per violazione della citata delibera della giunta regionale, giacchè il bagagliaio dell'autovettura in questione non era "sigillato", ma consentiva il passaggio dell'aria sufficiente ad evitare sofferenze agli animali ivi alloggiati.
All'odierno dibattimento, il Pg e la difesa concludono come riportato in epigrafe. Il ricorso è fondato. S'impone una premessa: al momento in cui avvennero i fatti di causa non era ancora stato modificato l'articolo 727 C.p. dalla legge 189/04, che ha inasprito la normativa in materia, introducendo le nuove figure di reato previste dal titolo IX bis del codice penale. Tra queste è l'articolo 544 ter quello che ora prevede il "maltrattamento di animali", vecchio titolo dell'articolo 727 C.p., ma è configurato come delitto e non più come contravvenzione; l'attuale articolo 727, invece, prevede due ipotesi contravvenzionali: l'abbandono di animali (che corrisponde al nuovo titoletto della norma) e la detenzione di essi "in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze".
Dopo tale sostanziale mutamento delle fattispecie criminose, deve quindi - innanzi tutto - stabilirsi se vi sia continuità normativa tra il vecchio ed il nuovo articolo 727 C.p., ovviamente in relazione alla specifica condotta contestata agli imputati sotto la vigenza del primo. Ebbene, ad avviso del Collegio, deve ravvisarsi detta continuità in quanto il trasporto dei tre cani in violazione della delibera della giunta regionale 267/99, stipandoli cioè nel bagagliaio di un'autovettura non comunicante con l'abitacolo, potrebbe concretare la detenzione degli animali in condizioni incompatibili con la loro natura, condotta vietata da entrambe le norme succedutesi.
Ravvisata, dunque, la detta continuità normativa in relazione ad una determinata condotta, ritiene il Collegio che la motivazione della sentenza impugnata non sia corretta in riferimento alla sussistenza dell'elemento intenzionale del reato, in quanto prende in considerazione soltanto l'eventualità del dolo, e non anche quella della colpa. Anzi neppure esclude con sicurezza la sussistenza del dolo, scegliendo la formula assolutoria prevista dal secondo comma dell'articolo 530 C.p.p.. Ora, mentre non può esservi "incrudelimento", concetto adesso trasfuso nella previsione dell'articolo 544 ter C.p., se non doloso, la detenzione di animali "in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze" può sicuramente essere ascritta anche ad una condotta colposa dell'agente in una delle connotazioni indicate dall'articolo 43 C.p., per cui il giudice del merito avrebbe dovuto valutare tale possibilità. In tal senso, in una fattispecie abbastanza simile, si è peraltro espressa questa Sezione (Cassazione, Sezione terza, 4 maggio 2004, Brao).
Sotto questo profilo, pertanto, il ricorso appare fondato con conseguente annullamento della gravata decisione; il giudice di rinvio dovrà rivalutare quindi il fatto, adeguandosi alle considerazioni giuridiche che precedono.

PQM
La corte annulla la sentenza impugnata con rinvio al tribunale di Orvieto. C
osì deciso in Roma, il 26 aprile 2005. (omissis)