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Cani guida per non vedenti: ecco cosa dice la legge

In Italia, più che in tanti altri paesi dell'Unione Europea, la consapevolezza dei cittadini riguardo al diritto di accesso e di movimentazione dei cani-guida per non vedenti, è molto limitata. Questa diffusa ignoranza si accompagna spesso ad atteggiamenti aggressivi e basati su sciocchi preconcetti (relativi per esempio alla presunta "pericolosità comportamentale e sanitaria" di un cane-guida), atteggiamenti sul piano pratico possono mettere in seria difficoltà la persona non vedente che si ritrovi così emarginata, o aggredita.
Chiariamo tutti concetti che dovrebbero essere ritenuti indiscutibili.

Il cane-guida, il non vedente e i loro diritti in Italia

Discriminare un non vedente per il fatto che sia accompagnato da un cane-guida è punibile dalla legge.
Non solo essa stabilisce che gestori dei mezzi di trasporti e titolari di esercizi che "impediscano od ostacolino, direttamente o indirettamente, l’accesso ai privi di vista accompagnati dal proprio cane guida" siano sono soggetti a multe dai 500 ai 2.500 euro, ma sancisce anche che un cane-guida:

  • può entrare in qualunque esercizio aperto al pubblico (L. n. 34/1974)
  • è escluso dai divieti relativi al non permettere l'accesso degli animali in spiaggia, parimenti ai cani destinati "al salvamento": in poche parole, lui può accedere anche in spiaggia (L. n. 34/1974)
  • è in genere esonerato dall'obbligo di portare la museruola a meno che non sia richiesto in una data situazione (L. n. 34/1974 - Ordinanza Min. tutela pubblica da aggressioni di cani)
  • è esonerato dall'obbligo di avere al seguito paletta e sacchetto per la raccolta delle deiezioni (come rintracciabile anche in molti regolamenti comunali)
  • è esonerato dal pagamento del biglietto per i mezzi pubblici (L. n. 34/1974)
  • può accompagnare il non vedente anche su traghetti e aerei, in Italia e all'estero (L. n. 34/1974 - Reg. CE n. 1107/2006)
  • può viaggiare alloggiato sul sedile posteriore insieme al non vedente, in quanto "animale domestico di indole particolarmente tranquilla e come tale adeguata alle incombenze cui esso è appositamente addestrato", senza che ciò costituisca in alcun modo violazione dell'art. 169 c. 6 del Codice (Lettera del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti n. 653/2004).
  • rappresenta gli "occhi" per il non vedente e quindi non deve essere allontanato dal diversamente abile visivo che accompagna. In qualità di cane da lavoro non deve essere disturbato/aggredito (e cioé: utilizzate il guinzaglio per il VOSTRO cane, invece di lasciarlo girare incustodito e poi reclamare se sarà LUI a infastidire un cane-guida). Si prevede una multa da 500 a 2.500 € per chi continua a cacciare i cani guida. Senza contare poi le spese legali, l’umiliazione pubblica attraverso i mezzi di stampa nazionale e, in caso, anche una denuncia per discriminazione a persona disabile (L. 67/2006).
  • non solo è addestrato a "fare il cane-guida" (cioé caratterizzato da un'indole tranquilla, appositamente selezionata per essere ulteriormente di supporto al successivo addestramento), ma anche a non sporcare ed è inoltre senza ombra di dubbio vaccinato (o non sarebbe abilitato a fare il cane-guida);

Cosa dice l'Europa

Ecco cosa stabilisce il Reg. CE n. 1107/2006 riguardo al viaggiare in aereo nella con un cane-guida, con chiari riferimenti alle norme nazionali appena citate:

  • Art. 7, comma 2: "Qualora sia richiesto l'utilizzo di un cane da assistenza riconosciuto, tale utilizzo sarà reso possibile purché ne sia fatta notifica al vettore aereo, al suo agente o all'operatore turistico, in conformità delle norme nazionali applicabili al trasporto di cani da assistenza a bordo degli aerei, ove tali norme sussistano.
  • Allegato I - "Assistenza a terra per cani da assistenza riconosciuti, ove opportuno. Comunicazione delle informazioni sui voli in formato accessibile."
  • Allegato II - "Trasporto in cabina dei cani da assistenza riconosciuti, nel rispetto della regolamentazione nazionale".

 

Riferimenti utili:

 


Legge 1° marzo 2006, n. 67 "Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni"

Art. 1 (Finalità e ambito di applicazione)
1. La presente legge, ai sensi dell'articolo 3 della Costituzione, promuove la piena attuazione del principio di parità di trattamento e delle pari opportunità nei confronti delle persone con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, al fine di garantire alle stesse il pieno godimento dei loro diritti civili, politici, economici e sociali.
2. Restano salve, nei casi di discriminazioni in pregiudizio delle persone con disabilità relative all'accesso al lavoro e sul lavoro, le disposizioni del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216, recante attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.

Art. 2 (Nozione di discriminazione)
1. Il principio di parità di trattamento comporta che non può essere praticata alcuna discriminazione in pregiudizio delle persone con disabilità.
2. Si ha discriminazione diretta quando, per motivi connessi alla disabilità, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata una persona non disabile in situazione analoga.
3. Si ha discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono una persona con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone.
4. Sono, altresì, considerati come discriminazioni le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona con disabilità, ovvero creano un clima di intimidazione, di umiliazione e di ostilità nei suoi confronti.

Art. 3 (Tutela giurisdizionale)
1. La tutela giurisdizionale avverso gli atti ed i comportamenti di cui all'articolo 2 della presente legge è attuata nelle forme previste dall'articolo 44, commi da 1 a 6 e 8, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.
2. Il ricorrente, al fine di dimostrare la sussistenza di un comportamento discriminatorio a proprio danno, può dedurre in giudizio elementi di fatto, in termini gravi, precisi e concordanti, che il giudice valuta nei limiti di cui all'articolo 2729, primo comma, del codice civile.
3. Con il provvedimento che accoglie il ricorso il giudice, oltre a provvedere, se richiesto, al risarcimento del danno, anche non patrimoniale, ordina la cessazione del comportamento, della condotta o dell'atto discriminatorio, ove ancora sussistente, e adotta ogni altro provvedimento idoneo, secondo le circostanze, a rimuovere gli effetti della discriminazione, compresa l'adozione, entro il termine fissato nel provvedimento stesso, di un piano di rimozione delle discriminazioni accertate.
4. Il giudice può ordinare la pubblicazione del provvedimento di cui al comma 3, a spese del convenuto, per una sola volta, su un quotidiano a tiratura nazionale, ovvero su uno dei quotidiani a maggiore diffusione nel territorio interessato.

Art. 4 (Legittimazione ad agire)
1. Sono altresì legittimati ad agire ai sensi dell'articolo 3 in forza di delega rilasciata per atto pubblico o per scrittura privata autenticata a pena di nullità, in nome e per conto del soggetto passivo della discriminazione, le associazioni e gli enti individuati con decreto del Ministro per le pari opportunità, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sulla base della finalità statutaria e della stabilità dell'organizzazione.
2. Le associazioni e gli enti di cui al comma 1 possono intervenire nei giudizi per danno subìto dalle persone con disabilità e ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l'annullamento di atti lesivi degli interessi delle persone stesse.
3. Le associazioni e gli enti di cui al comma 1 sono altresì legittimati ad agire, in relazione ai comportamenti discriminatori di cui ai commi 2 e 3 dell'articolo 2, quando questi assumano carattere collettivo.


L. n. 488 del 23 dicembre 1999

CAPO II - ALTRE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ENTRATE
ART. 6 (Disposizioni in materia di imposte sui redditi).
1. Nel testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
e) all'articolo 13-bis, comma 1, lettera c), dopo il quinto periodo sono inseriti i seguenti:
"Tra i mezzi necessari per la locomozione dei non vedenti sono compresi i cani guida e gli autoveicoli rispondenti alle caratteristiche da stabilire con decreto del Ministro delle finanze. Tra i mezzi necessari per la locomozione dei sordomuti sono compresi gli autoveicoli rispondenti alle caratteristiche da stabilire con decreto del Ministro delle finanze.

 


Lettera del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti prot. n. 653/2004 del 1 marzo 2004

Presenza del cane guida in auto
Si condividono le osservazioni di codesto Ente circa la presenza del cane guida in auto.
Invero l'art. 169 c. 6 del Codice della Strada, nel vietare implicitamente il trasporto di animali selvatici, consente il trasporto di un solo animale domestico, in condizioni da non costituire impedimento o pericolo per la guida.
Il trasporto di più animali domestici e' consentito a condizione che gli stessi siano custoditi in apposite gabbie, o nel vano posteriore al posto di guida, purché munito di apposito divisorio. Pertanto il trasporto di un cane guida (animale domestico di indole particolarmente tranquilla, e come tale adeguata alle incombenze cui esso e' appositamente addestrato), alloggiato sul sedile posteriore insieme al cieco assoluto da esso accompagnato (cioè in condizioni che oggettivamente non costituiscono pericolo o impedimento per la guida), non costituisce in alcun modo violazione dell'art. 169 c. 6 del Codice.